Waits ti porta in america. Ma non in un america importante. Non nell'america degli eroi e delle rock star, ma in quella che distrattamente si lascia vivere da elementi che si mischiano nella società tirando a campare. Cosi tra un pianoforte (strumento Onnipresente e prevalente nei primi dischi di Waits) e una chitarra (degno inerimento nelle armonie jazz/blues dei primi dischi) tra un cambiamento e l'altro continuo a respirare quell'atmosfera a me quasi sconosciuta del jazz/blues che mi porta in un mondo a me cosi diverso e piacevole. Ecco dovessi definire Waits con un aggettivo direi diverso. Non solo per i temi o per la voce, in generale per l'atmosfera. Un pezzo indispensabile per chi apprezza la musica d'autore e le sonorità anglosassoni per aprire allargare i propri orizzonti. Perchè nonostante il jazz assomigli sempre al Jazz e il blues assomigli sempre al blues Waits riesce a fare di questi due un qualcosa di nuovo. Indispensabile.
Wagner, L'anello dei Nibelunghi
9 anni fa
Ah! Il Tom è veramente un grande. E anche il Dema che ha fatto una recensione stra bella e professional.
RispondiEliminaCiapponi (Ciapponi!)